spadaforaStamattina il ministro Spadafora è intervenuto in collegamento durante la trasmissione “Omnibus” in onda su La 7, facendo intendere che non sarà semplice far ripartire il campionato di serie A entro metà giugno, anzi “consigliando” ai presidenti dei club della massima serie di iniziare a pensare al prossimo campionato che partirebbe a settembre. Discorso inverso invece per gli allenamenti che come anticipato nelle scorse settimane con ogni probabilità ripartiranno a partire dal 18 maggio. Queste nel dettaglio le parole del ministro Spadafora:

La ripresa del campionato di calcio sinceramente sembra un sentiero sempre più stretto, la ripresa degli allenamenti, che auspichiamo, non significa la ripresa del campionato. L’appello da fare alla Lega calcio di Serie A, che nei prossimi giorni tornerà a riunirsi, è di cominciare a pensare a un piano B, perché le soluzioni possono essere tante.

Comincio a percepire, leggendo alcune dichiarazioni, che probabilmente nei prossimi giorni , potremmo avere una sorpresa, perché secondo me potrebbe essere anche la maggioranza dei presidenti dei club a chiederci di sospendere e di prepararsi invece nel migliore dei modi al nuovo campionato. Anche perché se fossi nei presidenti delle società, penserei soprattutto a organizzarmi per riprendere in sicurezza e con tutti gli atleti pronti il nuovo campionato, quello che dovrà ripartire poi a fine agosto. Le decisioni che stanno prendendo gli altri Paesi, come ieri la Francia , potrebbero indurre anche l’Italia a seguire la linea.

Al massimo entro questa settimana il Comitato tecnico-scientifico ci dirà se il protocollo è attuabile o meno. Entro tre giorni al massimo potremo dire se la Serie A può ripartire con gli allenamenti per il 18 maggio. Fra oggi e domattina ci saranno una serie di audizioni sul protocollo presso il Comitato tecnico-scientifico, poi si capirà. E’ fuori di dubbio che, se dovesse riprendere il campionato, le partite si giocheranno a porte chiuse. Lo sport non è solo il calcio e il calcio non è solo la Serie A, il criterio indicato dal Comitato tecnico-scientifico era di contingentare i numeri, negli sport individuali abbiamo esteso la possibilità degli allenamenti ai professionisti e ai non professionisti ritenuti di rilevanza nazionale dal Coni, che poi sono poche migliaia di persone. Non abbiamo esteso la riapertura al calcio, perché il protocollo non è stato ritenuto sufficiente.

Io non cerco rischio zero, perché il rischio zero non lo possiamo cercare come Paese. Ho semplicemente chiesto al Comitato tecnico-scientifico che il protocollo proposto dalla Figc fosse quantomeno attuabile. Siamo così sicuri che si riesca ad ottenere l’ingente numero di tamponi che servirebbero per monitorare tutti i calciatori? E poi, il protocollo è applicabile anche per le serie minori del calcio? So che il calcio produce un fatturato e soprattutto paga tasse allo Stato che consentono di alimentare il fondo con cui finanziamo tutti gli altri sport. Sarei un folle a demonizzare il calcio, perché vuol dire che l’anno prossimo non ci sarebbero le risorse per finanziare le altre discipline sportive; da ministro dovrei rispondere a questa cosa gravissima. Però tutti dobbiamo fare dei passi avanti e non avere fretta sulle date dei campionati. Io oggi non posso dire se a metà giugno riprenderanno i campionati. Non ne possiamo avere certezza.”