adriano_gallianiSiamo ancora al 12 marzo ma la stagione del Milan, a conti fatti, dopo la batosta del Calderon, è già finita. Fuori da tutto: dalla lotta per lo Scudetto già dal 2013, dalla Tim Cup dopo appena due turni, dalla Champions League agli ottavi. In via Aldo Rossi, dunque, è già tempo di bilanci, aldilà di un finale di Campionato comunque da onorare ma che avrà ben poco da dire. Lo scorso anno, almeno, c’era la corsa al terzo posto ad infiammare la volata. Stavolta, invece, neanche le briciole. Al massimo una piccola speranza o una magrissima consolazione di un posto in Europa League, che non scalda né i tifosi né tantomeno il club. Insomma, mai annata fu più aspra e povera di soddisfazioni, sia nelle varie competizioni che nelle singole partite. Contro le big, infatti, sono arrivate solo sconfitte – bruciano ancora quelle contro Juventus, Napoli e Inter – e giusto un paio di soffertissimi pareggi. E adesso, si spera, spazio alla ricostruzione, alle valutazioni e, soprattutto, all’atteso e tanto agognato dentro o fuori: chi è da Milan, tecnicamente e caratterialmente, resti, chi non lo è (e la lista, purtroppo, è lunga) faccia le valigie. Non c’è più margine di errore, dopo due stagioni da dimenticare: niente più scuse, niente più alibi, un anno senza Europa (quella che conta) può anche starci, ma due o tre decisamente no. Basta con la fissa e il contentino della semplice qualificazione ai gironi di Champions. Il Milan ha il dovere di puntare più in alto e tornare subito protagonista, dopo aver costretto i propri tifosi a mandare giù bocconi amari. La rosa a disposizione, però, non può in alcun modo dare garanzie: senza rinforzi, infatti, anche un misero terzo posto, pur giocando più o meno ogni sette giorni, sarebbe impossibile da centrare. Il gap è fin troppo ampio per pensare di poterlo colmare con le conferme e i soliti ritocchi a costo zero piuttosto che con gli acquisti pesanti. L’imperativo, adesso, è finire dignitosamente il Campionato, giusto il minimo per un gruppo che, aldilà delle evidenti lacune, ha comunque giocato al di sotto delle proprie possibilità, rendendo meno del dovuto. Ancora qualche mese di stress e sofferenza, dunque, poi la resa dei conti.