prandelli“Dimettiti”, sarebbe stato questo il titolo di questo articolo nel caso Cesare Prandelli non lo avesse già comunicato. Giusta la sua decisione di lasciare, una scelta di chi sa che ha commesso degli errori, sbagli decisivi che non hanno consentito alla nazionale italiana di centrare gli ottavi di finale dei Mondiali 2014. Non ci sono alibi, il CT, dopo l’ottimo lavoro svolto per centrare la fase finale in Brasile, è andato in confusione; nell’ultimo mese e negli ultimi giorni abbiamo assistito a formazioni sbagliate, cambi sbagliati, moduli cambiati, uomini cambiati, l’esatto contrario di ciò che deve fare un allenatore di calcio. Chiunque mastica questo sport sa bene che ci vuole un progetto tecnico e tattico ben preciso e in base a questa idea di gioco vanno inseriti i calciatori. Non si può pensare che a tre o sei giorni di distanza si cambi continuamente modulo e interpreti. Si è partiti con l’esaltante e illusoria vittoria contro l’Inghilterra con il 4-1-4-1 e si è finiti contro l’Uruguay con il 3-5-2 stile Juventus, con buona parte dei calciatori bianconeri ma senza gli stessi automatismi che caratterizzano la squadra di Antonio Conte. La rete di Godìn pesa come un macigno su un’Italia che ha tanti problemi a cominciare dalla mancanza di lavoro e che attraverso il calcio avrebbe voluto dare l’immagine di un Paese vincente.