L’allenatore dello Spezia Primavera mette in risalto la completezza di uno dei suoi talenti

Spezia Primavera

Bastoni durante la preparazione nel ritiro di Moena

La sorpresa del girone A del Campionato Primavera Tim è sicuramente lo Spezia di mister Fabio Gallo. Ex centrocampista, tra le altre, di Atalanta e Brescia e ora alle prese con i ragazzi del club ligure. Ecco l’intervista integrale rilasciata dal tecnico aquilotto ai microfoni di RadioGoal24, giovedì 11 dicembre, per la trasmissione radiofonica “Primavera in Goal”.

Si aspettava questo inizio di stagione da parte dei suoi ragazzi, mister?

Sicuramente Spezia è una realtà in questo momento importante, che lavora bene. Però è da poco che presta quest’attenzione, quindi all’inizio le aspettative erano di crescita e basta. In questo momento c’è stata grande crescita e quindi mi son reso conto che questa squadra poteva e può fare bene. Piano piano è arrivata la consapevolezza che i ragazzi potevano fare bene. È chiaro che all’inizio non ci aspettavamo una situazione così importante come in questo momento.

Siete stati inseriti nel girone A, che è forse quello più equilibrato. Mister Pigino, della Pro Vercelli, settimana scorsa ha parlato benissimo di lei e della sua squadra. Come valuta queste dichiarazioni e cosa pensa lei della squadra piemontese?

Intanto ringrazio mister Pigino, Antonio, che è un amico da tantissimo tempo. Ho avuto il piacere di rincontrarlo sabato e ha fatto una cosa che, se ci penso, mi ha fatto venire i brividi e mi ha spiazzato completamente, perché a dieci minuti dalla fine della partita si è girato, chiamandomi, facendomi i complimenti per il mio lavoro e per la mia squadra. Penso questo sia un attestato di stima straordinario considerando che la partita era ancora in corso. Mi fa molto piacere, lo ringrazio. Se poi fatto da un professionista come mister Pigino, che ha un passato e un presente come allenatore assolutamente straordinario non fa altro che farmi piacere. La Pro Vercelli a me non è dispiaciuta. Avevo preparato la partita dicendo ai ragazzi che sarebbe stata la più difficile della stagione perché incontravamo una squadra organizzata, brava tecnicamente e brava tatticamente. Alla fine poi abbiamo fatto un’ottima partita, ma la Pro non m’è dispiaciuta considerando anche che le mancavano attaccanti importanti come Armato, un 95. Siamo stati quindi anche un po’ fortunati, ma è vero che il 4-0 è un risultato importante e la partita è stata abbastanza a senso unico.

Siete secondi in classifica: dove vuole arrivare lo Spezia quest’anno?

Io sono stato nel settore giovanile dell’Atalanta, ho avuto questa fortuna. La fortuna più grande è stata quella di potermi confrontare con uomini di calcio e dove il risultato era il risultato del lavoro. Il risultato sul campo, della partita, era dato dal lavoro quotidiano, quindi questa squadra secondo me ha ancora margini di miglioramento, quindi lavoriamo e andiamo avanti. Poi è chiaro che siamo lì, siamo in alto, sarebbe un sogno per lo Spezia arrivare tra le prime quattro-cinque, non è mai successo nella storia dello Spezia. Sarebbe assolutamente bellissimo, un grande sogno per questi ragazzi, che se lo merito. Però io vado avanti, l’obiettivo è quello di lavorare, di formare ragazzi per la prima squadra e poi i risultati vengono quando c’è lavoro e quando c’è la voglia di fare dei ragazzi. Io non pongo limiti, se non quello di migliorare il più possibile questi ragazzi.

Nell’ultima formazione avete giocato con un 4-4-2…

Oramai giochiamo con un 3-5-2 che è veramente un 3-5-2 perché i due esterni hanno gamba e sono veramente molto offensivi. I tre centrali erano Ceccaroni, Schiattarella a destra e Crocchianti a sinistra.

Sadiq, attuale calciatore della squadra, punta di diamante della sua formazione…

Umar Sadiq, Sadiq è il nome, è un ragazzo nigeriano. È il primo anno che lavora con noi, quindi fatica ancora a reggere le “pressioni italiane” perché noi siamo meticolosi in tutto mentre lì sono più garibaldini. Quindi fa un po’ fatica ad accettare certi tipi di lavori. Io lavoro molto sotto il punto di vista tecnico, chiedo tanto ai ragazzi sotto l’aspetto tecnico tutti i giorni. Dal 25 luglio lavoriamo su questo aspetto. Lui ha faticato un po’ all’inizio però si sta impegnando molto, sta migliorando molto. Poi ha senso del gol, ha corsa, ha una discreta forza fisica, perché è molto alto ma si deve ancora irrobustire. Ha margini di miglioramento molto ampi, ma ha qualità importanti che fanno sì che possa arrivare spesso e volentieri davanti al portiere.

Insieme a Bastoni…

Simone Bastoni è un ragazzo del novembre 96, che si allena in pianta stabile con la prima squadra. Mister Bjelika, che ritengo essere un professionista straordinario, molto attento, mi dà la possibilità di poterlo allenare il giovedì e il venerdì per poterlo poi far giocare il sabato. Simone è un ragazzo che ha grande talento e grande qualità, quindi è uno dei giocatori importanti della squadra. Ma vi assicuro che ce ne sono anche altri che mi hanno sorpreso positivamente come Antezza, Vignali, Nura, Crocchianti, Ceccaroni, Russo, Miocchi (che sta giocando poco ed è il nostro capitano). È una squadra che mi ha sorpreso e mi inorgoglisce allenarla perché sono davvero molto contento di allenare una squadra così.

Quello che colpisce di Bastoni sono i numeri. Un centrocampista che segna 6 gol in 9 partite…

Ha grandi tempi di inserimento e quindi arriva a concludere. Noi siamo una squadra che attacca molto e crea moltissimo e quindi lui si trova spesso, avendo qualità e un gran mancino, alla conclusione. Ha sbagliato anche un rigore, altrimenti sarebbe a 7. Però è un ragazzo che ha il senso dell’inserimento e ha il senso del gol. Quando arriva davanti alla porta fa male, è micidiale. Qualità ottima col sinistro, deve migliorare col destro, però è un centrocampista moderno che fa le due fasi molto bene e per questo arriva e fa gol. È un giocatore che ha struttura, forza, tecnica, fa bene le due fasi. Secondo me è un giocatore di grandissima prospettiva.

Bastoni può essere il nuovo Hamsik?

Potrebbe ricordarlo. Deve chiaramente migliorare ancora molto, però potrebbe ricordarlo.

Quanto è difficile per un giovane italiano emergere in Serie A considerando che le squadre preferiscono comprare all’estero? Era più facile in passato emergere nel nostro campionato?

Era più facile perché c’era meno cultura del giocatore straniero, che io non precludo. Se è bravo ben venga, ma la cosa che mi dispiace è che speso si abusa di questo e noi ci ritroviamo ad allenare giocatori delle altre nazioni, perché nel momento in cui ho 10-12 stranieri nel settore giovanile, capisci che diventa difficile che la mia nazionale possa crescere. Io sono per allenare i miei giocatori italiani, perché in Italia ci sono i giocatori bravi, li devo allenare, e poi dopo se ci sono stranieri bravi, per l’amor di Dio, ben vengono. Però con 10-12 stranieri in Primavera, come posso pensare che dopo il vivaio dia giocatori importanti o che i nazionali possano emergere, dato che alleno giocatori di altre nazioni? È un controsenso. Mettiamo un limite, sennò alleniamo altre nazionali. Ai miei era più facile. C’erano meno stranieri e quindi, quando un allenatore della prima squadra aveva bisogno, guardava sotto, trovava un italiano e gli dava la possibilità di giocare.

Perché allora in Italia abusiamo degli stranieri? Non ci sono più italiani bravi come una volta?

Gli italiani bravi ci sono, bisogna allenarli in un certo modo. Ripeto: io ho avuto fortuna ad allenare nel settore giovanile dell’Atalanta. La cosa che mi ha hanno detto e che mi ha sorpreso è che per imparare un gesto tecnico ci vogliono dai 5 ai 7 anni, per imparare a lavorare nella linea ci vogliono tre settimane, un mese, e dopo la linea lavora bene. Sali, scappa, tutte queste cose sono cose che per i ragazzi sono perdite di tempo perché se li alleni per un mese lo possono fare sempre, e lo puoi recuperare mentre fai allenamento tecnico. Bisogna allenare il lato tecnico dei ragazzi, perché hanno delle lacune davvero gravi. Ma per allenare tecnicamente i ragazzi bisogna avere insegnanti competenti, quindi bisogna che ci sia gente competente che allena. Non possono gli allenatori scimmiottare, ad esempio, il possesso palla del Barcellona. Il possesso palla del Barcellona è una cavolata, nel senso che sanno fare i passaggi. Ma se noi non gli insegniamo a fare i passaggi come fanno quelli del Barcellona, noi non lo faremo mai. E lo facciamo ancora fatica a capire.

A proposito di allenatori, Zaccheroni parla di settori giovanili dove si usano allenamenti assurdi, come gradoni e corsa con i pesi…

Non mi sento parte in causa. Io alleno soltanto e sempre con la palla. Si può fare lavoro fisico con la palla. I ragazzi devono lavorare con l’attrezzo che usano la domenica. Io sono contro le ripetute, sono contro i gradoni, sono contro tutti i lavori che sono a secco, perché la mia squadra, è un esempio lampante, è una squadra che corre, che ha resistenza, che ha forza e che sa usare il pallone. Io lavoro soltanto con la palla. Da quando sono arrivato allo Spezia, i ragazzi non hanno mai fatto un lavoro a secco. Questo significa che se tu riesci a dargli intensità, riesci a inculcargli che il lavoro con la palla lo si paga anche a livello fisico, non vedo dove è il problema.

Nel week end vi aspetta un’altra bella sfida con la Sampdoria di Enrico Chiesa. Come arriva lo Spezia a questa partita e cosa devono fare i ragazzi per superare l’ostacolo Sampdoria?

I miei ragazzi devono continuare a lavorare, devono fare quello che hanno sempre fatto fino ad adesso. Incontriamo una squadra forte, allenata da un amico. Abbiamo fatto il master assieme, un amico di tante battaglie. Una squadra che ha un settore giovanile importante, lavora con attenzione.

Mister, lei è stato un centrocampista importante della Serie A. Ad oggi c’è un futuro Fabio Gallo nel Campionato Primavera?

Mi piace molto Martini del Bologna. È un regista vecchio stampo, quindi usa bene entrambi i piedi, pochi tocchi. È un centrocampista che mi piace molto. Io sto lavorando con un centrocampista che ho io, che si chiama Russo, che era abituato a fare l’interno, però ritengo che ha i tempi per giocare in mezzo al campo. Qualcosina c’è, bisogna lavorarci. I registi vecchio stampo non ci sono più purtroppo.

Cosa deve avere un ragazzo di 17-18 anni per poter dire che diventerà un futuro campione: tecnica, fisico, carattere?

Per essere calciatore devi avere tante qualità, che purtroppo non sono solo quelle fisiche o quelle tecniche. Devi avere la capacità di essere bravo con la testa, quindi gestire i vari cambi di umore, perché una settimana sei forte, la settimana dopo sei scarso. Devi esser responsabile, devi avere la cultura del lavoro e la voglia di migliorare. Allora sì che le tue attitudini che madre ti ha dato possono emergere.

Cosa ne pensa delle squadre B, le squadre riserva?

Ci vogliono assolutamente. Bisogna dare la possibilità a questi ragazzi di confrontarsi con campionati veri, per far sì che possano essere pronti per il grande salto con la prima squadra.

Da allenatore in secondo ha “vissuto” un’esperienza negativa… i tifosi hanno ancora troppo potere nel calcio?

Non l’ho vissuta perché non sono andato. È un argomento di cui parlo veramente a fatica, cercando di dimenticare il più velocemente possibile. Sicuramente il mio caso è un caso limite, la rivalità fra due tifoserie ha fatto sì che questo potesse succedere. Ci si scontra con queste problematiche, che però bisogna saper gestire e saper affrontare. Io sono stato sfortunato soprattutto perché non ha avuto la possibilità di lavorare con un professionista molto bravo come Marco Giampaolo. Questo è il rammarico più grosso.

Mister, la saluto sperando di ritrovarci, magari, nella parte finale di stagione per festeggiare la partecipazione dello Spezia alla fase finale…

Noi ci proviamo, vi ringrazio per l’attenzione che avete dato alla mia squadra e di conseguenza a me.