scommesseÈ scoppiata una nuova bufera sul calcio-scommesse e questa volta la “retata” ha coinvolto più di 50 persone tra presidenti, allenatori, manager, calciatori, imprenditori italiani ed esteri ed anche “magazzinieri” delle società calcistiche della serie D, della Lega pro e anche di serie B. i personaggi implicati sono finiti in galera con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode calcistica e con l’aggravante di avere favorito organizzazioni mafiose, la ndrangheta in particolare. “Dirty soccer” (questo il nome dell’operazione) è ripiombata con prepotenza dopo gli ultimi scandali risalenti alla scorsa stagione che avevano visto implicati calciatori del calibro di Stefano Mauri, attuale capitano della Lazio ed allenatori come l’attuale c.t. della nazionale italiana, Antonio Conte.

Sono quasi 50 “insospettabili”, da Trento ad Agrigento, che decidevano chi perdeva e chi vinceva nelle partite seguite da migliaia di ignari tifosi che andavano allo stadio pensando di assistere ad un incontro onesto tra la squadra del loro cuore e quella degli avversari.  Secondo l’inchiesta della Procura della Repubblica, coordinata dal Procuratore Antonino Lombardi, i match erano truccati per consentire agli stessi calciatori, presidenti, allenatori e scommettitori di guadagnare milioni e milioni di euro corrompendo tutti. In galera sono finiti oltre 15 calciatori, 6 presidenti di società sportive 8 dirigenti sportivi, allenatori, direttori generali, 10 “finanziatori” (scommettitori italiani, maltesi, del Kazakistan, della Russia, cinesi e serbi). Il direttore del Servizio centrale operativo, Renato Cortese ha affermato: “L’operazione ci dà grande soddisfazione per il brillante risultato conseguito nel contrasto a clan della ‘ndrangheta che conferma come la ramificazione della criminalità organizzata abbia raggiunto livelli esorbitanti non solo nei settori criminali, ma anche nel mondo dello sport. Dall’altra parte non si può nascondere l’amarezza per intere generazioni di tifosi e appassionati nel leggere come alcuni protagonisti del calcio abbiano mortificato le speranze proprie di chi crede nei valori dello sport”.