Brescia Primavera

Il tecnico del Brescia Primavera Ivan Javorcic

Il tecnico dei ragazzi delle rondinelle esalta, tra i suoi, Gargiulo e Strada

Una delle società che da sempre, storicamente, ha un ottimo rapporto tra giovani e prima squadra è il Brescia. Da sei anni Ivan Javorcic, l’allenatore delle rondinelle Primavera, lavora con i giovani che arrivano nella società lombarda. Tra come tecnico della Berretti, tre come mister della Primavera. Intervistato ai microfoni di RadioGoal24, all’interno della trasmissione radiofonica “Primavera in Goal”, ecco come il tecnico croato originario di Spalato ha risposto. L’intervista è integrale.

Mister, lei sarà anche croato ma parla benissimo l’italiano. Da quanto tempo è in Italia?

Sono arrivato nel lontano 96, quindi praticamente la metà della mia vita l’ho passata qui in Italia e mi sento anche italiano.

Lei è al terzo anno consecutivo alla guida del Brescia Primavera, dopo tre anni trascorsi alla guida della Berretti. Di tre anni in tre anni si cambia, magari l’anno prossimo si cambia con una promozione in prima squadra?

Ma, questo vediamo. Intanto sto facendo il mio percorso nel settore giovanile che, devo dire, è molto formativo. Sto facendo esperienze veramente importanti, che mi stanno formando sia come allenatore che come persona. Quindi continuiamo così e poi vediamo cosa il futuro ci riserva.

Siete attualmente all’ottavo posto, dopo la sconfitta di Verona all’ultimo secondo col Chievo al 95′ su rigore di Yamga…

Sì, è stata una partita molto equilibrata. Abbiamo letteralmente perso all’ultimo secondo perché l’arbitro ha fischiato la fine dopo aver decretato il calcio di rigore. È già la terza volta che ci capita in stagione, perché è capitata la stessa cosa con Verona e Pescara. Siamo un po’ rammaricati sotto questo punto di vista, che sono solo i punti persi, ma dobbiamo accettare il verdetto del campo e riconoscere che stiamo facendo buone cose in un girone che è molto, molto equilibrato per la qualità delle squadre e del gioco. Al di là di quelle tre-quattro squadre che secondo me sono superiori per tradizione, risorse, c’è grande equilibrio.

Analizzando i numeri, emerge la mancanza di vittoria del Brescia in trasferta, mentre in casa ne avete vinte 4. 15 gol fatti, 17 subiti, a dimostrazione che non c’è un reparto molto più forte o più debole dell’altro. Possiamo dire che il suo Brescia è una squadra equilibrata?

Sì, diciamo che i numeri sono questi e vanno interpretati in questa maniera. Ma come ho detto prima, queste vittorie che mancano in trasferta sono veramente frutto di sfortuna. Per noi non c’è una differenza reale, vera, di gioco o di espressione di gioco tra le partite in casa o fuori casa. Abbiamo pareggiato due partite contro Verona e Pescara proprio all’ultimo secondo, probabilmente sono quelle le vittorie mancate che per espressione di gioco ci potevano stare. Quindi è vero che ne i risultati c’è la differenza, però a livello di atteggiamento, di gioco e di competitività della squadra fuori casa siamo a livello. C’è equilibrio sostanziale tra quello che riusciamo a subire e quello che riusciamo a produrre. Anche in trasferta non vedo obiettivamente la differenza oggettiva, anche se i risultati potevano essere migliori.

Nel week end vi aspetta una sfida non proprio impegnativa, sulla carta, con il Perugia…

Come tutte le partite disputate difficile. Bisogna sempre rispettare l’avversario. È una squadra sicuramente buona, anche se è vero che sta dietro a noi in classifica. Ma in un girone molto equilibrato, bisogna approcciarla al massimo della concentrazione, con umiltà, con rispetto dell’avversario, cercando di chiudere l’anno bene e di fare una buona prestazione. Vediamo un po’ come ci avviciniamo perché dipende molto anche dalle dinamiche della prima squadra, con cui siamo molto legati a livello proprio tecnico. Tanti dei nostri giocatori sono coinvolti nella prima squadra, quindi la formazione dipende sempre dalle dinamiche loro: quando sono in difficoltà per le squalifiche, è chiaro che a scalare vanno a toccare anche noi. Quindi vediamo in queste 48 ore come approcciare.

La sconfitta con il Chievo ha interrotto una serie positiva lunga, ma se vincete contro il Perugia vi rimettete nella zona play-off. Dove pensa che possa realmente arrivare la sua squadra e in quali aspetti può migliorare nel corso del torneo?

È vero. Peccato per questo risultato negativo, tra virgolette, contro il Chievo che ha interrotto questa striscia positiva, che tra l’altro è arrivata contro squadre importanti del girone come Atalanta, abbiamo fermato l’Inter. C’è stata poi la buona vittoria contro il Cittadella e il Chievo ci dava questa continuità sul campo meritata, ma il verdetto va sempre accettato. È una squadra che può crescere un po’ sotto tutti i punti di vista. Una squadra abbastanza giovane, una delle più giovani del girone, e quindi l’esperienza che finora hanno fatto i ragazzi può servire molto nella seconda fase del girone. Stiamo facendo un percorso in cui cerchiamo di migliorare i ragazzi soprattutto dal punto di vista individuale. Prepariamo i ragazzi per il mondo professionistico. Penso che questa squadra abbia ampi margini di miglioramento. Abbiamo affrontato tutte le squadre, manca solo il Perugia, e sappiamo che possiamo essere competitivi. Ma sappiamo anche che ci sono anche reali difficoltà e squadre con obiettivi play-off. Per la costituzione della squadra e per la sua struttura, siamo più orientati verso la crescita individuale attraverso un campionato molto competitivo come quello Primavera. Ci sono margini di miglioramento dal punto di vista tecnico, tattico, ma anche caratteriale, di cultura, di mentalità, di approccio verso un campionato comunque molto differente da quello degli Allievi Nazionali.

Contro il Chievo Verona ha schierato un 4-3-1-2…

Sì, è il nostro sistema di gioco abituale. È da due anni che lo proponiamo e praticamente non cambiamo mai, neanche in funzione dell’avversario. Abbiamo la nostra filosofia e identità di gioco, cerchiamo comunque di proporre un calcio propositivo e offensivo. Per le caratteristiche dei giocatori, abbiamo scelto questo sistema di gioco che li mette in condizione di esprimersi. Ma non ci fissiamo troppo sul sistema, quanto piuttosto sui principi di gioco. Poi le loro caratteristiche fanno sì che possiamo esprimerci con questo sistema con due punte e un trequartista. È comunque un sistema che è abbastanza offensivo. Cerchiamo di avere questa mentalità.

Ci parla un po’ di Gargiulo, rientrato anche nella formazione titolare del 2014 dei migliori giovani italiani?

È un ragazzo che già l’anno scorso ha fatto un anno importante, da protagonista, nella nostra squadra pur essendo un ragazzo al primo anno della Primavera. Quindi si è proposto già l’anno scorso ad alti livelli. Adesso è stabilmente in prima squadra, fisso, e nelle ultime partite abbiamo avuto la possibilità di farlo giocare perché in prima squadra, non trovando molto spazio proprio a livello di minuti, aveva bisogno di riprendere un po’ questo cammino. Gli serve comunque questa esperienza. È un ragazzo molto interessante, dotato di ottime qualità tecniche e fisiche. È un centrocampista interno, almeno nel nostro sistema lo facciamo giocare interno, perché in prima squadra ha fatto anche l’esterno di centrocampo in un 3-5-2. È un giocatore molto spigliato, ordinato in campo, ha un’ottima cultura del lavoro, un buon piede sinistro. Quindi ha buone prospettive. È di proprietà del Chievo quindi facilmente l’anno prossimo lo troviamo nella rosa del Chievo.

C’è qualcuno tra i suoi ragazzi che è già pronto per giocare in prima squadra (escluso Gargiulo) e se c’è in rosa un crack tipo El Shaarawy, capace di fare il salto dal Genoa Primavera alla prima squadra del Milan?

È difficile perché questo salto è veramente enorme, bisogna andare con grande cautela perché il salto è veramente importante, sotto tutti i punti di vista, non solo atletico, ma anche mentale, di maturità, di affrontare certe tensioni di campo, certi ritmi, certe responsabilità. Oltre ai ragazzi che si sono proposti quest’anno con la nostra squadra, guardando alla panchina della prima squadra sono praticamente tutti ragazzi della Primavera dell’anno scorso con qualche innesto di quest’anno come i vari Gargiulo, Bertoli, che sono tutti ragazzi del 96, Baraye, che è un 97 che fa parte della prima squadra. Dietro di lui ci sono giocatori come Strada, come Cistana, che crescendo bene nella nostra Primavera possono magari domani ambire a qualcosa di più, a diventare professionisti. Insomma, nel percorso bisogna aver pazienza per capire realmente dove questi ragazzi possono andare, però ci sono comunque elementi su cui si può lavorare molto. Storicamente Brescia è una piazza nella quale il bacino di utenza è ampio, con ragazzi che si sono imposti poi a livello professionistico. Abbiamo un ottimo rapporto con la prima squadra, secondo me uno dei migliori a  livello nazionale. Ad esempio contro il Vicenza c’erano cinque primavera, ragazzi del 94 e del 96. Siamo una delle poche squadre che riesce a proporre con continuità ragazzi in prima squadra, proprio grazie all’ottimo rapporto con lo staff. Credo che sia uno degli obiettivi maggiori.

Filippo Strada ha dalla sua la capacità di ricoprire più ruolo. Cosa ne pensa?

È un ragazzo molto interessante, ha sfumature sia a livello tecnico, tattico, fisico ma anche caratteriale, predisposizioni proprio di giocatore di calcio. È un giocatore prettamente offensivo, negli Allievi ha fatto più il ruolo della prima o seconda punta, adesso lo sto utilizzando più da trequartista perché è un ruolo che può ampliare il suo raggio d’azione, ma anche le conoscenze e le responsabilità verso il collettivo. Cerchiamo di completarlo. È un ragazzo con ottima personalità e qualità e sono curioso di capire il percorso che potrà fare. Essendo comunque vissuto in una famiglia di sportivi (il suo papà è stato calciatore), è un ragazzo che ha passione, conosce certe dinamiche, ha la cultura che deriva dalla famiglia, e non è una cosa da sottovalutare. Quindi è un ragazzo interessante e con curiosità bisogna seguire il suo percorso.

Il Brescia negli ultimi anni in quel ruolo ha fornito talenti e campioni come Pirlo, Hamsik, El Kaddouri. Auguriamo a Strada il loro stesso percorso.

Senz’altro. Come ho ricordato prima, il Brescia a questa predisposizione a formare questo tipo di calciatori. Bisogna aver pazienza e soprattutto lavorare sulla testa dei ragazzi, perché non è semplice fare quello che hanno fatto i ragazzi che hai citato. Noi dobbiamo essere bravi a dar loro i giusti valori, a far capire quanto è importante il sacrifico, oltre la tecnica, a quanto è importante il rispetto, la disciplina. E dargli la consapevolezza che c’arrivano pochi e quelli che arrivano devono avere qualcosa in più anche a livello di testa. Lo stesso Pirlo, lo faccio vedere come esempio perché abbiamo la stessa età , entrambi del 79, è vero che ha un talento straordinario, però a fine allenamento si fermava e tirava in porta per un’ora. E adesso dietro le sue punizioni non c’è solo talento, ma anche tanto lavoro e questi ragazzi devono capirlo.

Qual è la sua favorita per lo scudetto?

Penso che si stanno delineando i valori reali di tutti i gironi Penso che Inter, Fiorentina e Lazio hanno qualcosa in più rispetto alle altre, per organico, esperienza, qualità, ma anche per gli obiettivi, che sono ben chiari, che sono quelli di arrivare alla fine. Penso che queste squadre hanno qualcosa in più rispetto alle altre, ma ci sono comunque 7-8 squadre che possono ambire al titolo, perché nella partita secca può succedere di tutto.

Mister, lei è stato capitano della sua nazionale, la Croazia, che negli ultimi tempi, soprattutto a livello tecnico, sembra aver sorpassato l’Italia. Qual è il segreto del calcio italiano?

Secondo la mia osservazione e quello che ho vissuto in Croazia, perché ho fatto tutto il settore giovanile lì, ho visto molto più lavoro sopra, e anche la possibilità di allenarsi più volte a settimana, con la possibilità di spendere più tempo sui campi di calcio. Non parlo solo di allenamento, ma in generale la giornata come si svolge. È una questione di cultura. Magari ragazzi che arrivano alle due e mezza al campo dopo aver mangiato un panino dopo scuola. C’è questa difficoltà di vivere il calcio, qui, in maniera maggiore, con più quantità e quindi di conseguenza più qualità. Io, magari, invece di fare 4-5 allenamenti a settimana, direi di farne 7-8 e magari fare lavori anche individuali. Quindi maggiore possibilità di fare calcio. Secondo me facciamo troppo poco e quindi le differenze escono fuori. E la metodologia è una conseguenza: più stai in campo e più hai possibilità di migliorarti. Poi è questiona anche di mentalità, di voglia di emergere, di ambizione. Cultura, mentalità e quantità di lavoro.

Da allenatore come vive l’attuale crisi del calcio italiano? È più difficile per i ragazzi emergere nella Serie A?

Ti dico la verità: penso che la qualità si sia abbassata moltissimo rispetto a quando giocavo io. Serie A era un campionato top d’Europa ed era anche più difficile emergere in quel campionato perché c’era grandissima selezione. Oggi è più una questione di cultura, di coraggio, Le difficoltà di oggi sono diverse rispetto a quelle che ho vissuto io negli ultimi anni ’90. Adesso manca programmazione, coraggio di buttare i ragazzi dentro, avere pazienza. Viviamo un calcio troppo frenetico, dove si pensa solo ed esclusivamente ai risultati, quindi anche gli allenatori vanno in difficoltà e ovviamente si preferiscono giocatori più esperti, che sia sbagliato o no. È un insieme di cose: ansia, poca programmazione, improvvisazione, che ti porta a guardare solo il risultato e il giovane ne patisce di conseguenza. Basta vedere ai vari Donati e ai ragazzi che sono usciti dall’Italia per conoscere un mondo opposto, quello delle squadre europee.  Secondo me è una questione proprio di mentalità, di cultura che dobbiamo drasticamente cambiare per vedere il calcio italiano ritornare al top.