delaurentis2Napoli – Quando Aurelio De Laurentis rilascia un’intervista, le sue dichiarazioni non sono mai banali e fanno sempre notizia. E’ il caso dell’intervista rilasciata dal patron del club azzurro al Corriere dello Sport. Ma andiamo ad analizzare le varie aree tematiche sulle quali il presidente ha detto la sua, lanciando provocazioni e come sempre nuove idee per il futuro.

La politica del calcio

“Dissi anche: è preistorico. Nessuno aveva interpretato il decreto legge del ‘96 con il quale le società di calcio si trasformavano in società per azioni con finalità lucrative; concetto quest’ultimo successivamente sostenuto anche dalla politica di Platini, che ha introdotto a conferma la regola del “fair play finanziario”. In dieci anni m’è capitato altre volte di preannunciare ciò che sarebbe accaduto: penso ad esempio allo stadio-virtuale, divenuto sempre più importante. Giovani? L’anagrafe non conta. Le idee sì. È imperativo rimanere giovani dentro, saper guardare al futuro. Altrimenti si è perdenti. Chi è chiamato a presiedere non può essere contaminato e condizionato culturalmente solo dal passato”.

L’uscita precoce della Nazionale italiana ai Mondiali in Brasile

“Era impossibile pensare che in presenza d’una situazione del genere, potessimo andare oltre. Né potevamo sospettare di poter inseguire chissà quali prospettive: meravigliarsi adesso non ha senso, ma la situazione era sotto gli occhi d’ognuno di noi. Il calcio in Italia non funziona e non lo sto sostenendo io, ma lo dicono i bilanci, il settanta per cento dei quali sono fallimentari. È arrivato il momento ormai inderogabile di creare le condizioni affinché i club, intesi come aziende, possano vivere e prosperare e non di incamminarsi verso il baratro. Bisogna incidere in maniera profonda, perché in serie A – talvolta anche in B ed in C – ci sono costi considerevoli; serve una politica autorevole, che sia in grado di modificare questo trend e che ribalti la situazione. Non si possono sposare strategie-tampone”.

I vivai italiani e l’import/export di stranieri

“Si è sempre pensato, si continua persino a farlo, che con i vivai italiani si possano risolvere i problemi. Ma ciò in parte è vero ed in parte è falso, come dimostrano i Mondiali, come sottolinea la capacità di brillare del Belgio, che esporta i suoi talenti sì, ma che non ha limiti per l’importazione degli stranieri. Noi difendiamo il campanilismo, il Mondo chiede di aprirsi”.

La proposta

“La possibilità di utilizzare i calciatori extracomunitari senza vincoli, né tetti. Ma perché la Federcalcio deve poter decidere la politica delle società? Un imprenditore deve combinare i fattori della produzione in totale libertà e senza lacci e lacciuoli posti anacronisticamente e autonomamente dalle istituzioni. Una Federazione non deve proibire, ma invitare a costruire: e come si fa, se esiste un solo Buffon, un solo Chiellini, un solo Immobile, un solo Insigne? Le 20 squadre devono restare sbilanciate tra loro? Si dovrà concedere a chiunque la possibilità di andare a comprare all’estero anche extracomunitari, come già avviene in altri paesi europei come appunto Belgio, Portogallo, ecc., per favorire la competizione anche attraverso la competenza di chi è preposto agli acquisti verificato il budget e sentite le esigenze dell’allenatore. In questo modo crescerebbe il livello del nostro calcio e con esso il livello dei giocatori italiani in squadra, e di ciò si avvantaggerebbe anche la Nazionale».

Morte di Ciro Esposito

“Un dramma collettivo d’una città straordinaria. E’ stata esemplare la famiglia di Ciro ma adesso bisogna intervenire e seriamente e rapidamente, fronteggiando il pericolo della violenza in maniera semplice ma decisa. Va riavvicinato al calcio chi ama il calcio. Serve una volontà generale e l’introduzione di leggi da applicare, come accaduto in Inghilterra: prima hanno svuotato gli stadi dagli hooligans, poi li hanno riempiti”.

La SSC Napoli

“Ho dovuto costruire da zero un nuovo club e l’ho dovuto fare in condizioni particolari, con la tensione che trasmetteva la priorità di conquistare in fretta la serie A mentre invece ancora affrontavamo le difficoltà e le complessità della C e della B. E quando poi siamo tornati tra le grandi, le nuove richieste: competere ai massimi livelli prima in Italia e poi in Europa. Però ce l’abbiamo fatta come Napoli e sento la soddisfazione di aver provveduto ad imprimere, nel nostro piccolo, una svolta: il fair play finanziario non è stata l’unica mossa per mostrare che esistono strade alternative da percorrere…”.